Narra la Leggenda.. della vita di un giovane Corsaro.. nato su uno scoglio, in una terra di Poeti.. figlio di un Pirata e di una Dea. Al comando del più affascinante dei vascelli, curiosamente privo di nome, e di una strana ciurma di marinaretti e simpatici animaletti vagava senza precisa meta sfidando gli oceani del mondo per il solo piacere di scoprire e conoscere terre lontane e misteriose, isole e montagne sperdute, luoghi meravigliosi e magici, popolazioni dalle tradizioni più strane ed interessanti. Ricchissimo dei tesori che gli aveva lasciato in eredità il padre e dotato dell’intuito della Dea madre non aveva mai combattuto o saccheggiato come gli altri Corsari, mai avrebbe abbordato una nave. Amava solo navigare e solcare i mari del mondo, l'amaro dolce sapore della salsedine ed il tenue sussurro del vento pettegolo che riempiva le enormi vele erano il suo nutrimento spirituale. Procedeva fiero e solenne affrontando le onde dei mari del Mondo spinto dal Grecale o dal Maestrale, dal Levante o dal Libeccio, al timone del suo fantastico veliero bianco alla ricerca dei lidi più belli, dei paesi più suggestivi, trascorrendo il tempo a leggere ed a scrivere dei ricordi, dei viaggi e delle esperienze vissute.. di liriche e poesie. A bordo una vita allegra e gioiosa.. canti e balli.. cori e scherzetti. E fu così che un caldo giorno di fine estate, spingendosi molto verso il nord dove non era mai stato prima, si ritrovò in una terra incredibilmente accogliente. Mille e mille fiori bellissimi adornavano quel magico paesaggio, sembrava quasi che l’arcobaleno avesse deciso di coricarsi ed appisolarsi sui prati, petali e germogli dal profumo unico e soave erano i dominatori di ogni sensazione. Un mondo per lui nuovo ma pieno di curiose tentazioni, dove si ergevano e dominavano dall’alto splendide e gigantesche piramidi sovrastate da enormi pietre quasi fossero buffi cappelli. Dalle alte montagne che la circondavano scendeva fino a valle un fiume limpidissimo, scorreva sinuoso e lento, sembrava quasi volesse imparare a nuotare in mezzo a quei prati verdi ed immensi. Il giovane Corsaro capì subito che non era un posto come tanti altri che aveva visitato.. c'era nell'aria qualcosa che gli provocava una strana sensazione di benessere, ed era già certo che quel fascino lo avrebbe conservato dentro di se per tutta la vita. Era un mattino più limpido dell’acqua che sgorgava dalla Fontana dei Desideri dell’isola di Mamuntanas, dove molte lune e soli prima il Corsaro aveva gettato 5 monete d’oro ed espresso il suo Desiderio; nella piazza del grande mercato apparve Lei, bellissima, Principessa eterea e raggiante. I loro occhi si strinsero subito in un abbraccio dolce e leggiadro, quasi stessero danzando, le loro labbra iniziarono a cinguettare come ciliegi pazzi di Primavera. La splendida fanciulla, vedendo quel Corsaro così entusiasta del suo paese, si offrì gentilmente di accompagnarlo nelle visite dei luoghi più belli e suggestivi che lei bene conosceva. E fu così che passarono insieme giorni e giorni di incredibile felicità, passeggiando mano nella mano in quel mondo così incredibile, a parlare, a raccontarsi dei viaggi, di esperienze, della vita vissuta, a ridere e scherzare, fino a che tra i due non nacque un amore unico. Seguirono così mesi di estasi per entrambi, la serenità si toccava con mano, era un sogno avverato che sembrava spingersi nell’eternità. Nulla avrebbe potuto infrangere quel sentimento così travolgente, ma un giorno quel grande, immenso legame che univa i due giunse agli occhi invidiosi di una Dea tradita nell’amore da un terribile Bucaniere. Ingelosita da tanta passione che a lei non era stata concessa, la Dea attese che la Principessa si spingesse da sola in una passeggiata dentro quei boschi senza fine che conosceva perfettamente e, con un sottile e malefico incantesimo, le rubò il suo istinto di orientamento. Colpita da tale presagio, la Principessa fu così condannata da quel momento a vagare per quelle selve senza meta, cercando inutilmente di ritrovare la via del ritorno che la riconducesse al suo meraviglioso azzurro castello ed al suo amato Corsaro. Trascorsero giorni, settimane, mesi, tutta la ciurma del veliero disperatamente si aggirava nei boschi alla ricerca della Principessa, il Corsaro chiamava afflitto dalla disperazione in tutte le direzioni trattenendo a stento le lacrime ed affidando le sue grida inutili al vento.. ma da quel giorno nessuno ebbe mai più notizie della bellissima fanciulla. Distrutto dal dolore, ormai privo di ogni speranza, circondato da quella terra che ormai emanava soltanto nostalgia.. un freddo mattino di inverno il Corsaro decise col cuore in gola di staccare gli ormeggi ed abbandonare quel luogo. Diede un ultimo sguardo a quelle montagne che dall’alto furono testimoni della sua felicità, una lacrima bagnò il suo volto affranto, rivolse la prua a sud, alzò le vele ai venti e prese il mare diretto verso le isole che molto molto tempo prima aveva lasciato. Da terra non si vedeva più una nave senza nome... Crisma, il dolce ed indimenticabile nome della Principessa, ora dipinto in oro zecchino sul vascello, svaniva piano piano verso l’orizzonte.. portando con se tristezza, dolore e nostalgia. La Dea, madre del Corsaro, compreso l’immenso dispiacere del figlio per l’amore perduto, non riuscì a trattenere una lacrima di dolore....
Tanto era bella la pietra che formava quella montagna, tanto era arida quella terra. Il mastro tagliatore di pietre abitava proprio lassù, sotto la cima di quel monte, insieme alla moglie ed a due giocondi e simpatici animali, un ciuchino bianco ed un gattino con una macchietta nera sul muso. Tutte le mattine si recava di buon’ora al lavoro, a tagliare con la cura del migliore dei maestri i più bei pezzi di pietra mai visti. Più tardi, con l’aiuto del fedele ciuchino e la compagnia dell’allegro gattino, li avrebbe portati a valle e venduti per pochi denari a qualche ricco e grasso possidente che ne avrebbe adornato la sontuosa dimora, realizzando così quanto di poter sfamare l’allegra famigliola. Quella montagna così arida non gli permetteva di coltivare nulla, Dio sa quante volte ci aveva provato inutilmente, molte giornate anche la poca acqua per bere che riuscivano a portare fin dalla valle presto andava esaurita. Il caldo, la sete, arsura e siccità, da anni ormai pesavano enormemente sulla vita dell’onesto tagliapietre e dei suoi cari. Non avrebbe mai voluto lasciare quella montagna, la sua casa, la sua vita, il suo lavoro, la sua passione, quel modellare a suo piacimento la pietra più bella del mondo, una pietra dura ma che la sua abilità e passione riusciva a plasmare quasi fosse argilla, ma da li a poco non ci sarebbe più stata scelta alcuna. Andare a valle, cercare un umile e modesto lavoro ed abbandonare al loro destino i suoi due piccoli amici.. amici di sempre.. amici per sempre. Non era proprio più possibile, ci aveva pensato su tutta la notte, sveglio con gli occhi pesanti come i macigni che tagliava, gomiti sulla consumata tavola di vecchia quercia, immerso nella sua rozza barba e nei disegni di fumo emanati dalla sua inseparabile pipa di sambuco che leggiadri andavano spalmandosi sul basso soffitto di travi e coppi. Domani sarebbe stato l’ultimo giorno di quella vita tanto amata. Avrebbe spiegato tutto ai suoi fedeli compagni animaletti che avrebbero compreso ed a malincuore avrebbe lasciato la sua terra di sempre.. terra per sempre. A notte tarda cadde in un sonno profondo.. sognò l’oceano.. e l'oro intenso della battigia al calar del sole... sognò il più limpido ed azzurro degli orizzonti.. ed il più rosso dei tramonti.. sognò il più maestoso dei velieri.. sognò l’isola più antica del Mondo e le onde più leggiadre.. Sognò tutti i colori dell’arcobaleno dopo una notte di pioggia.. Sognò.. All’alba si svegliò, e come tutti i giorni trascorsi della sua vita prese i suoi attrezzi per recarsi l’ultima volta a scavare la sua montagna.
Quella lacrima di dolore attraversò tutti i cieli, tutte le nuvole e gli arcobaleni, superò i lampi e tuoni, i fulmini e le saette, ed il destino volle farla cadere proprio su quella vetta. Colpì la montagna nel punto più alto, staccò un enorme pezzo di pietra che cadendo prese la forma stessa della lacrima. La pietra precipitò dall’alto fino a sfiorare il mastro tagliatore e si conficcò dritta nel terreno spezzandosi in due pezzi identici, precisamente a metà. Come per magia dal centro della pietra spezzata iniziò ad uscire un piccolo zampillo di acqua cristallina. Quell'enorme lacrima appuntita di splendido granito cadendo si era conficcata nell’unica piccola vena di acqua che scendeva dalla vetta più alta della montagna, e che il tagliatore mai era riuscito a scoprire. Improvvisamente svegliati dal fragore di quella caduta, il ciuchino ed il gattino corsero verso la pietra. Alla vista di quel meraviglioso sgorgare dalla terra la loro felicità esplose senza limiti. Iniziarono a girare giocosi intorno a quel magico zampillo.. a correre ed a rincorrersi.. per poi fermarsi a sorseggiare piano piano quel dono del cielo. Il tagliapietre, che ancora non era riuscito a rendersi conto se era più stupito o più felice, prese subito una tazza che aveva intagliato in quella pietra, la riempì fino all’orlo di quell’acqua limpidissima e purissima, corse dentro casa a svegliare la moglie.. le porse la tazza e dopo averla baciata sulla fronte, rivolgendosi a lei quasi più con i suoi occhi azzurri incredibilmente luccicanti mai consumati dal tempo che con le parole.. le disse.. siamo ricchi.. siamo diventati ricchi.. adesso potremo vivere tutti insieme in Paradiso per sempre.. Quella lacrima di dolore aveva donato tanta felicità. Aveva portato un immensa ed inattesa ricchezza. La Dea madre del Corsaro dall'alto dei cieli sorrise.. solo per un attimo... un attimo soltanto...
Ormai da mesi la nave veleggiava lenta. La ciurma aveva perso il fulgore e l'allegria di un tempo. Vedendo il Corsaro triste ed assente anche ai piccoli marinai ormai da tempo mancava il sorriso. Il cagnolino Bombardino ciondolava dalla bocca del cannone con i suoi occhi tristi, il gattino Tesoro ormai non abbandonava più il suo forziere. Nuvola, il canarino, da giorni aveva smesso il suo gioioso canto. Ad ogni tramonto il Corsaro sedeva solo, sopra una botte, con lo sguardo assente rivolto verso il nord. Non era stato un sogno. Ne era certo. Ma ormai ne aveva il sapore. Avrebbe voluto fare.. correre.. avrebbe voluto gridare.. avrebbe voluto volare su tutti quei boschi.. ma rimaneva li.. inutile e senza speranza. Sull’orizzonte una terra iniziava a mostrare i propri contorni, una montagna mostrava la sua vetta.. dopo lunga navigazione era il momento di fermarsi.. di rimettere i piedi sulla terra ferma. Venti gradi a dritta... furono le uniche parole pronunciate da quando lasciarono gli splendidi paesaggi del nord. Il vascello ora dirigeva di nuovo verso la terra ferma.. verso quell’isola misteriosa...
Il tagliatore di pietra era al settimo cielo. E con lui tutta la allegra famigliola. Con il fedele aiuto del ciuchino e sotto l’attento sguardo del gattino sollevò i due pezzi identici di pietra dal terreno e di li a poco si creò uno splendido laghetto, sul bordo del quale faceva già capolino qualche margherita. Per anni aveva scavato quella montagna con la sua innata abilità, per anni aveva creato pietre dalle fantastiche forme, ma quella pietra caduta dal cielo ormai divisa in due parti identiche aveva un fascino tutto particolare.. trasmetteva magia.. emanava energia.. era come se volesse indicare qualcosa.. se suggerisse una strada da seguire.. gli sembrava di sentirla sussurrare. D’accordo con la moglie ne sollevò una metà e, con tanta fatica e con l’aiuto dei suoi piccoli amici riuscì a collocarla sullo stipite della porta della sua piccola casetta. Ogni giorno che avrebbe varcato quella soglia.. per entrare od uscire di casa.. sarebbe rimasto vivo in lui il pensiero di tanta fortuna che gli era stata donata. D’accordo con gli altri avrebbe portato la seconda metà a valle per venderla a qualche ricco possidente per ricavarne una bella sommetta, e potersi così permettere una gustosa cenetta e festeggiare il magico avvenimento. Prese i suoi ormai affezionati scalpello e martello e con la cura e la bravura di sempre vi incise le sue iniziali. Il ciuchino si prestò immediatamente a trasportare quel peso ed insieme si avviarono verso la valle, diretti al grande mercato del porto.
La nave accostò lenta alla banchina di ormeggio.. non una parola, non un ordine neanche nelle delicate operazioni di approdo. Era quasi l’ora del tramonto, il sole rosso scendeva lento sulla linea dell’orizzonte immergendosi piano piano nell’azzurro dell’oceano. Il Corsaro scese a terra, nemmeno si guardò intorno, fece qualche passo e, come tutti i giorni dal momento dell’addio alle terre del nord, si sedette solo, in disparte, lo sguardo fisso verso quella direzione, nei suoi pensieri tutto e nulla.. nei suoi occhi persi nel vuoto nulla e tutto.. un unico sogno rivolto a quella Principessa perduta per sempre in quei boschi lontani.. nella mente un unico splendido pensiero rivolto al suo nome.. Crisma....
.."Corsaro, ben arrivato. Vuoi comprare una pietra meravigliosa per adornare il tuo splendido vascello e che ti porterà tanta fortuna e serenità..??" Il felice tagliapietre bussò delicatamente sulla sua spalla. Sentendosi chiamare il Corsaro volse il suo sguardo vuoto e triste dritto negli occhi dell'abile scalpellino. Questi rimase molto colpito. Scoprì subito in quegli occhi immensamente tristi la malinconia di un grande amore perduto, dentro ci vide se stesso quell’ultima notte di tanta meditazione, pronto ad abbandonare ciò che per lui era stata la vita. Nessuna bocca al mondo avrebbe potuto pronunciare ciò che lui stava ascoltando da quello sguardo affranto. Capì che il Corsaro non aveva avuto la sua stessa fortuna, vedeva un uomo che aveva perduto ciò che di più caro aveva nella vita. Girò lo sguardo verso il ciuchino ed il gattino che gli sorrisero. Sollevò da solo la splendida pietra e la porse al Corsaro..." non potrà guarire le pene che vedo dentro il tuo cuore, ma questo dono ti porterà un attimo di sollievo come a me ha portato tanta fortuna.. tienila, è tua, conservala per sempre, è un nostro gradito regalo, per noi è ora di ritornare stanchi e felici alla nostra casa.. di sempre.. per sempre.." Il Corsaro guardò stupito quella splendida pietra ed accennò un lieve sorriso, per la prima volta da mesi, pose la sua mano su quella roccia provando una strana sensazione di felicità, come quasi avvertisse in essa la presenza della lacrima della madre. L’allegra combriccola del tagliapietre aveva voltato le spalle al porto e fatto solo una ventina di passi quando il Corsaro fece uno strano cenno alla sua ciurma. Un orda di piccoli marinai scese di corsa dalla nave portando verso i tre abitanti della montagna ogni ben di Dio, frutto di tanti viaggi in terre lontane e sconosciute. Frutti esotici, botticelle del migliore dei vini, verdure di tutti i tipi, spezie, aromi, sementi di ogni genere, prelibatezze uniche.." Festeggiate tutti insieme questa sera generoso tagliapietre, bevete e mangiate alla mia salute, ed ancora grazie per il tuo dono. Sono certo che mi porterà fortuna.." Il ciuchino non era mai stato tanto carico ne tanto felice. Aveva sulla soma tante prelibatezze da festeggiare per tutta la vita. Anche le carote, che non vedeva da anni.. le sue preferite. Persino il gattino si era offerto di aiutare il suo caro compagno ed amico di vita da sempre, trasportando a fatica una piccola cesta di meravigliose ciliegie. Il tagliapietre si girò, sorrise, ed accennò un lento saluto di addio con la mano. A loro si era aggiunto il canarino Nuvola. Per anni aveva rallegrato con il suo canto la vita di bordo del veliero. D’improvviso capì che il suo allegro canto non avrebbe mai più portato felicità al Corsaro ma avrebbe soltanto accentuato in lui la nostalgia ed il dolore dei giorni del felice amore perduto. L’allegra famigliola ed il nuovo piccolo amico prendevano la via verso la montagna, poche ore e sarebbero stati a casa a festeggiare.. la moglie avrebbe cucinato piatti succulenti e prelibati per tutti.. e tutti avrebbero ballato, riso e cantato intorno al nuovo laghetto per tutta la notte... allegre canzoni del bosco, del vento, del mare, e di altre vecchie cose...
Nella fievole luce dell’ultimo tramonto il Corsaro radunò la ciurma sulla banchina. Salutò e ringraziò con le lacrime agli occhi uno per uno i piccoli compagni di tante avventure. Chiese di caricare su un carro un po’ di provviste, parte dei tesori ereditati dal Padre e la pietra regalatagli dal tagliapietre. Infine ordinò alla ciurma di risalire ad uno ad uno sulla nave senza voltarsi e senza lacrime, di staccare gli ormeggi e di prendere il largo senza guardarsi indietro, senza domande e senza rimpianti. Per sempre. La sua vita sui mari era ormai finita. Obbedirono in silenzio, tristi come non mai, il vascello si staccò lentamente dalla terra ferma e volse la prua verso la linea d’orizzonte in un silenzio da favola, solo il rumore delle piccole onde tagliate dalla prua della nave ed un leggero soffio di vento pettegolo che gonfiava le vele. Il Corsaro rimase a guardare fino a che i suoi occhi e la distanza glielo avrebbero permesso.. quelle vele al vento.. quei ricordi.. quel sogno.. quel nome meraviglioso inciso in oro.. Crisma. Abbassò lo sguardo, salì sul carro e partì, solo, lentamente, portando con se poche cose, tanti ricordi, un grande dolore ed un immenso amore perduto. Vagò senza meta per mesi e mesi. Giunto un giorno in una terra dai colori e profumi incredibili e trovatosi al cospetto di alcuni giganteschi menhir che gli ricordavano le piramidi testimoni di quel suo grande sentimento svanito, Il Corsaro fermò il suo viaggio. Con l’aiuto dei gentili abitanti del luogo costruì per se una dimora fantastica, dove avrebbe deciso di vivere il resto della sua vita. Prese la pietra dono del tagliatore e la collocò nella parte più alta della casa, ben visibile a tutti gli occhi da tutte le direzioni, in modo che essa indicasse chiaramente il sud. Il suo unico sogno e speranza era quello che la magia e l'energia della pietra arrivassero fino alla Principessa, che la pietra potesse essere visibile ai suoi splendidi occhi scuri smarriti, e che le indicasse la strada per ricongiungersi a lui sconfiggendo con la forza del suo immenso amore quel malefico incantesimo, guidandola verso sud. Ormai stanco ed afflitto, si addormentò sognando la terra dei fiori e delle piramidi.. solo un lieve sussurro usci dalle sue labbra prima di addormentarsi.. quel dolce nome mai dimenticato... Crisma..
Nelle taverne dei marinai ancora oggi si narra questa leggenda.. alcuni viandanti giurano di aver visto la pietra.. c’è chi racconta che la Principessa riuscì a scorgerla ed a trovare la giusta strada per raggiungere l’amore perduto.. chi dice che ancora la splendida fanciulla vaghi nei boschi.. ma marinai di ritorno da terre lontane raccontano di avere scorto un giorno all’orizzonte il più bello e maestoso dei velieri.. una ciurma di simpatici marinaretti cantava felice allegre canzoni del mare, del vento, del bosco e di altre vecchie cose... al timone dello splendido vascello giurano di aver visto un Corsaro ed una Principessa.. narrano di un nome meraviglioso inciso in oro zecchino su quella meraviglia dei mari.... Crisma..